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Blue zone: il segreto della longevità

di Oriana Pavesi

Cosa avranno mai in comune i pastori della Provincia sarda dell’Ogliastra e della Barbagia con i pescatori dell’isola giapponese di Okinawa, con gli agricoltori della penisola di Nicoya in Costarica e con gli abitanti felici di quel piccolo gioiello che è l’isola greca di Icaria nell’Egeo Nord Orientale? Una non comune longevità che li porta a essere fra i più noti e numerosi centenari del pianeta e un modello ancora da studiare per mettere a punto strategie anti-age per la salute del corpo e della mente. Non a caso queste zone, insieme a quella abitata dalla comunità cristiana degli Avventisti a Loma Linda, in California, sono state cerchiate con un pennarello blu dagli studiosi Gianni Pes e Michel Poulain e sono diventate appunto le “blue zone”, aree geografiche e demografiche del mondo in cui le persone vivono più a lungo della media. Se n’è parlato all’Expo di Milano, come era giusto dato che la nutrizione era al centro della manifestazione, ma il cibo sano e frugale (per lo più autoprodotto in loco) non è la sola ragione del loro vivere a lungo e dell’abbattimento dell’incidenza di malattie come il tumore, la demenza, l’ctus e la depressione.

La corretta alimentazione si unisce a un’ottima base genetica, a un ambiente pulito e a un modo di intendere la vita molto diverso da quello innaturale e frenetico che ben conosciamo.

Quest’ultimo aspetto è più difficile da dimostrare a livello scientifico ma deve far riflettere. Ad accomunare le “blue zone” ci sono spesso una spiccata spiritualità degli abitanti spesso riuniti in comunità di riferimento (vedi soprattutto Okinawa e Loma Linda) e un ecosistema familiare, lavorativo, sociale che mantiene attive le persone fino in tarda età. In tutto questo la qualità delle relazioni incide quanto quella del cibo consumato. Nelle zone storiche della Sardegna e più in generale nelle società di tipo agropastorale

gli anziani sono considerati saggi da ascoltare e frequentare, non pesi morti da parcheggiare in qualche istituto.

Per questo la famiglia si stringe intorno al loro facendone il fulcro e nutrendoli d’affetto. In queste zone gli anziani si mantengono attivi e si sentono utili svolgendo attività che vanno dalla coltivazione dell’orto alla tessitura ma anche alla pesca e al piccolo commercio. Si concedono i meritati spazi per il riposo e hanno una vita sociale gratificante. Famoso fu il caso del veterano di guerra Stamatis Moraitis cui fu diagnosticato un tumore ai polmoni con poche speranze di guarigione e che, rassegnato al peggio, decise di lasciare gli Stati Uniti dove viveva all’epoca per tornare nella sua isola natale, Icaria, e concludere lì la sua esistenza. Cosa che non è successa perché a 98 anni l’uomo è ancora vivo, coltiva l’orto, beve ogni giorno latte di capra, riposa il pomeriggio e gioca con gli altri anziani del paese. Al di là dei casi specifici e degli aspetti alimentari (ma va ricordato che nelle blue zone sono tutti forti consumatori di vegetali e legumi, oltre che di pesce) i fattori che contribuiscono alla longevità sembrano quindi essere:

  • l’esercizio a bassa intensità su base quotidiana, moderato ma costante (inutile sfiancarsi in palestra, meglio camminare tutti i giorni e muoversi a piedi appena si presenta l’occasione)
  • riconsiderare come priorità i legami affettivi e le relazioni sociali
  • coltivare la propria spiritualità per arrivare a una visione serena della vita (aderire a una religione non è necessario)
  • rallentare e concedersi del tempo per recuperare le energie anche nel pieno della propria attività

Tutto questo contribuirà a mantenerci sani ed efficienti anche in età avanzata? Vale la pena di fare un tentativo.

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