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Un passo avanti verso un miglior invecchiamento

di Francesca Tozzi

L’Italia si è messa a capo di un progetto europeo teso a prevenire le condizioni di fragilità e debolezza di muscoli e ossa nell’anziano, e la mancata autonomia nei movimenti che ne deriva. È un importante primo passo per la risoluzione di un problema destinato ad avere costi sociali sempre più alti. Vediamo perché.

La scienza ha ormai dimostrato come il rinnovamento cellulare nelle ossa e la loro resistenza dipendano, oltre che dalla forza di gravità, dalla quantità e qualità delle sollecitazioni muscolari cui vengono sottoposte. L’attività fisica è quindi fondamentale per mantenerle in salute. Non a caso gli astronauti, costretti a lunghi periodi in assenza di gravità, sono soggetti a un un deterioramento scheletrico del tutto simile all’osteoporosi. In condizioni simili si trovano gli anziani costretti a periodi di immobilità a letto a causa di incidenti e fratture, con l’aggravante di una situazione di partenza già all’insegna della fragilità ossea e del depauperamento muscolare.

Come si risolve il problema di entrambi? Nel primo caso con esercizi fisici ad hoc durante la missione e con la fisioterapia al ritorno. Nel secondo caso la questione è più complessa: nonostante l’aumento dell’età media e della percentuale di anziani sulla popolazione globale, non esiste una cura precisa e definitiva per il trattamento della sarcopenia (riduzione della massa muscolare) e dei problemi correlati. Esiste, però, un approccio integrato in chiave di medicina anti-aging che mette insieme attività fisica costante e specifica, una corretta alimentazione e tutti gli ausili tecnologici e fisioterapici a disposizione per prevenire il decadimento fisico e garantire buoni livelli di autosufficienza nella terza età.

Su questo approccio è basato il programma del nuovo progetto europeo Sprint-T (Sarcopenia and physical frailty in older people: multi-component treatment strategies) che coinvolgerà oltre 80 ricercatori di 11 Paesi, guidati dal gruppo italiano dell’Università Cattolica di Roma, diretto dal dottor Roberto Bernabei con la collaborazione di Susanna Del Signore di Sanofi Aventis, GSK, Novartis, Eli-Lilly e Servier. Il progetto si è aggiudicato un finanziamento di 49 milioni di euro. Obiettivo: lavorare in chiave di prevenzione per migliorare l’assistenza medica sul territorio, stabilire sinergie fra aziende farmaceutiche, imprese e istituti di ricerca, studiare trattamenti farmacologici innovativi.

Il lavoro di ricerca durerà due anni nel corso dei quali saranno monitorate le condizioni fisiche di due gruppi di ultrasettantenni, entrambi di 750 soggetti. Il primo sarà trattato con 45 minuti di esercizio fisico specifico tre volte a settimana, il controllo dell’alimentazione e il monitoraggio continuo, grazie a uno speciale orologio da polso, dell’attività fisica giornaliera. Il secondo rappresenterà il cosiddetto gruppo di controllo, al quale saranno impartiti consigli sul corretto stile di vita e di allenamento. I risultati clinici saranno presentati all’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) al fine di ottenere un parere regolatorio.

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